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Teatro musicale in versi

  BASILEUS  di Anna Laura Longo (testo per un'opera di teatro musicale in versi) Voce 1 Basileus chi ti fece? Chi ti fece impervie le ossa, compattate e adunche come turgidi baluardi? Quali braccia tornite  ti tenevano stretto, coibentato e infuso nei rinforzi di sagaci armature? E la fronte: Basileus chi ti rese angusta la fronte, per soffrire di ispida febbre e grondante calura? Una fronte brulla e riversa come florido inganno. La tua tunica larga e sciancata ora arriva massimo ai fianchi, imbiancata trema, ripercorsa di venature. Testimone di caparbia snellezza. Gesti interrogativi [gestualità meccanica e prorompente] Voce 2 Non avere. Non avere abbastanza. Non avere abbastanza diramazioni ed arsura, nel dirigere i passi tra le grinze di ogni estesa radura. Ogni passo è possibile senza voltarsi, senza lacci ai talloni o spianate suture. Ogni varco è accessibile senza adombrarsi, con lesioni alle gambe per sorreggersi e poi scardinare, linearmente oltranzisti, impetuosi...
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Minimalismo soffice di una ridondanza inattesa

 Ho disteso il volto  sulla tua mano popolata di volpi  ma il fumo altero e deliberante,  unito al giorno costellato di senape,  ha appreso in tempo la succosità  di un'escogitazione compatta  e voluminosa. L'implosione  è in un disegno anti-classificatorio, nel saluto elastico pomeridiano  che preludeva a una sovrabbondanza di intese.  Come in una vasca in resina [elicoidale]  o in una piantagione magnetizzante  la bocca è salva nella sua ampiezza sferica  contrassegnata dal minimalismo soffice  di una ridondanza inattesa. 

Dirottamento su una frase laconica

Dirottamento su una frase laconica rilasciata a un passo da un interlocutore ideale. Tra scelte prese e discorsi in parte biodegradabili. In un vivaio: quale infallibilità? Quale accondiscendenza o pausa ammortizzatrice? Continuità tra esterni e interni verso un gioco di cromatismi sospesi tra i materiali caldi, quali il legno o la pietra. C’è un segno atavico in un ambiente anaerobico.  Sul polso statico al cospetto del ribes nero (da degustare o stingere in una forma astratta). La mano è spaziosa e indenne. Alimentata da un’inconfessata e labile grammatura delle dinamiche dell’esistere.  Ardesia (in disuso). Metallo smaltato orbitando nelle fattezze di un disegno spaziale.